Il Blog per la Salute e il Benessere della

Dott.ssa Roberta Fratini

Biologo Nutrizionista

La Sindrome dell’Ovaio Policistico

La sindrome dell’ovaio policistico (Polycystic Ovary Syndrome, PCOS) è una tra le anomalie della funzione ovarica che riveste ad oggi la maggior importanza per frequenza e peculiarità del quadro clinico metabolico. Nel 1935 Stein e Leventhal descrissero una sindrome caratterizzata dalla presenza di ovaie ingrandite e micropolicistiche, associate a oligo o amenorrea, anovularietà, irsutismo e obesità. Successivamente, studi su pazienti con caratteristiche simili, individuarono un’ampia eterogeneità di cause scatenanti tale condizione.

Oggi, con il termine di Sindrome dell’Ovaio Policistico, si intende una condizione patologica caratterizzata da iperandrogenismo, identificabile sia clinicamente che biochimicamente, anovulazione cronica e micropolicistosi ovarica. A tutte queste alterazioni si associa quasi sempre un quadro di insulino-resistenza ed iperinsulinemia in circa un terzo delle pazienti.

La PCOS è la prima causa di infertilità nel mondo occidentale e comporta un rischio di patologie come il carcinoma endometriale, l’obesità, il diabete mellito di tipo 2, le dislipidemie, le malattie cardiovascolari, nonché i disordini psicologici come ansia, depressione ed alterazioni della qualità di vita. La sindrome dell’ovaio policistico, ad oggi, è la più comune endocrinopatia che interessa il 4-12% delle donne in età riproduttiva. In circa il 50% delle donne con PCOS è stata documentata familiarità nonostante, ad oggi, sia sconosciuto il preciso meccanismo di trasmissione ereditaria.

Alla base di tale patologia, prevale l’ipotesi che sia un’alterazione primitiva della stereidogenesi ovarica e/o surrenalica, a causare la sindrome dell’ovaio policistico. Più frequenti nelle donne con PCOS infatti, sono le alterazioni primitive ovariche con una iper-espressione degli enzimi coinvolti nella sintesi androgenica, un’aumentata secrezione di 17-OH-Progesterone, di testosterone libero e di androstenedione, rispetto alle donne con hanno una funzionalità ovarica normale. Infatti, si è notata un’iperattività dell’enzima 17alfa-idrossilasi (P450c17) che determinerebbe l’eccessiva produzione del 17-OH-Progesterone.

Nell’eziopatogenesi della PCOS sono coinvolti inoltre, l’insulinoresistenza e l’aumento degli androgeni, che impedirebbero la corretta maturazione follicolare, determinando l’anovulazione ed i segni clinici sistemici della sindrome (acne, irsutismo). L’insulino-resistenza inoltre contribuisce all’accumulo di tessuto adiposo in sede viscerale, con il rischio di sviluppare obesità ed i disordini ad essa correlati (sindrome metabolica, ridotta tolleranza al glucosio, diabete mellito di tipo 2, ipertensione arteriosa e disfunzione vascolare endoteliale, dislipidemia, aterosclerosi, iperplasia e carcinoma dell’endometrio). Esiste infatti, una correlazione tra iperandrogenismo e iperinsulinemia: la riduzione dell’iperinsulinemia abbassa i livelli di testosteronemia, la riduzione degli androgeni però, non riduce in modo significativo l’insulino-resistenza.

Il quadro clinico

La frequenza delle manifestazioni cliniche delle donne con PCOS è molto variabile, si valuta comunque che due terzi delle donne presentano anovulazione cronica, due terzi iperandrogenismo e circa la metà obesità o sovrappeso. 
I sintomi principali riportati dalla sindrome possono essere: 

  • infertilità (74%)
  • irsutismo ed acne (69%)
  • amenorrea (51%)
  • obesità (41%)
  • alterazione del ciclo mestruale (29%)
  • virilizzazione (21%)
  • cicli regolari (12%)

La sindrome si presenta in età puberale e sin dal menarca il ciclo mostra irregolarità; la disfunzione mestruale si può manifestare in diversi modi e la più comune è la presenza di mestruazioni erratiche da anovulazione: infatti, queste donne hanno una quantità di estrogeni biologicamente attivi, ma sono deficienti in progesterone che porta, quindi, ad iperplasia endometriale e sanguinamento intermittente disfunzionale.

Le caratteristiche delle donne con PCOS quindi, possono essere sintetizzate in:

  • Aumentata secrezione di androgeni da parte dell’ovaio e del surrene
  • Segni e sintomi indotti dall’iperandrogenismo (acne, irsutismo, alopecia, anovulatorietà , irregolarità mestruali)
  • Aumentata resistenza all’insulina
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La Diagnosi

La diagnosi di PCOS si basa sull’osservazione clinica e biochimica del quadro clinico, ormonale ed ecografico. Soprattutto deve essere posta dopo esclusione di altre cause di iperandrogenismo secondario.

In accordo alle linee guida, la donna è affetta da sindrome di ovaio policistico quando sono presenti almeno due dei tre Criteri di Rotterdam, validati scientificamente nel PCOS Consensus Workshop Group del 2003 dal Rotterdam ESHRE (European Society of Human Reproduction and Embryology) e ASRM (American Society or Reproductive Medicine):

  •  Oligo e/o anovolatorietà, con irregolarità del ciclo mestruale
  •  Segni e manifestazioni clinici e/o biochimici di iperandrogenismo
  •  Evidenza ecografica pelvica transvaginale di micropolicistosi ovarica.

Ripercorrendo un po’ la storia, la classica triade dei sintomi descritta da Stein e Leventhal nel 1935 comprendeva: amenorrea e/o oligomenorrea; irsutismo e sterilità.

I Fenotipi

La categorizzazione della donna con sindrome di ovaio policistico, si basa proprio seguendo i criteri di Rotterdam, che consente quindi di individuare 4 fenotipi di PCOS.

FenotipoABCD
Disordini del ciclo mestruale (Oligo)+++
Iperandrogenismo ed irsutismo (HA)+++
Ovaie policistiche (PCO)+++
  • Il Fenotipo A o “forma classica” è il più diffuso e quello associato a possibili rischi per la salute della donna, in quanto hanno maggior possibilità di sviluppare insulino-resistenza, obesità o sovrappeso.
  • Il Fenotipo B invece, non prevede la presenza di ovaie policistiche.
  • Il Fenotipo C o “PCOS Ovulatoria” presenta comunque cicli ovulatori normali ma sempre con una possibile presenza di sindrome metabolica. 
  • Il Fenotipo D o “PCOS non-iperandrogenica” presenta disfunzioni endocrine e metaboliche meno pronunciate rispetto agli altri fenotipi.

L’approccio terapeutico

Attualmente l’approccio terapeutico convenzionale alla PCOS cerca sempre di curare il sintomo predominante; la terapia, quindi, può essere di volta in volta mirata alla correzione dell’irsutismo, alla regolazione dei cicli mestruali o all’induzione dell’ovulazione nelle pazienti che vogliano ottenere a breve termine una gravidanza. La terapia della PCOS richiede quindi un approccio che deve essere sempre complessivo, tenendo presente la eterogeneità di questa condizione e naturalmente, le richieste ed esigenze della paziente.

I trattamenti suggeriti includono ovviamente la riduzione dell’insulino resistenza, attraverso le modificazioni dello stile di vita con un aumento dell’esercizio fisico, una dieta finalizzata alla la perdita di peso ed attraverso trattamenti farmacologici che possono includere la somministrazione di ipoglicemizzanti orali come per esempio, la metformina.

Una riduzione del peso, anche con una perdita del circa il 5% del peso corporeo, può migliorare problemi quali l’insulino-resistenza, gli alti livelli di androgeni, le disfunzioni del sistema riproduttivo e l’aumento della fertilità in queste donne.

Una dieta a basso indice glicemico si è dimostrata l’unica strategia nutrizionale in grado di ridurre i livelli di insulina, abbassare quindi anche i livelli di testosterone, migliorare l’irsutismo e l’acne, migliorare la funzione mestruale, la dislipidemia e potenzialmente, diminuire il rischio di carcinoma endometriale.

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Dieta ipocalorica a basso indice glicemico e antinfiammatoria: Limitare zuccheri semplici – Riduzione dei grassi saturi e trans – Attenzione carenza di vitamina D, omega 3 e minerali

Il consumo di grandi quantità di alimenti trasformati contenenti carboidrati semplici, può essere uno dei principali fattori che portano sia all’obesità che alla disfunzione metabolica. Il consumo di zuccheri porta ad una elevata secrezione di insulina che, a sua volta, promuove l’ossidazione del glucosio, altera l’ossidazione dei grassi, facilita la lipogenesi de novo e promuove lo stoccaggio dei grassi, mentre allo stesso tempo comporta insulino-resistenza, infiammazione e stress ossidativo. Al contrario, quando i carboidrati della dieta sono limitati e l’insulina declina, i processi metabolici si spostano per favorire l’ossidazione dei grassi rispetto alla conservazione dei lipidi. Di conseguenza, migliora il profilo lipidico e si risolvono i processi lipotossici che compromettono la funzionalità delle cellule beta del pancreas e l’azione dell’insulina.

Un’altra strategia nutrizionale che risulta essere piuttosto promettente, sembra la dieta chetogenica, in particolar modo la VLCKD (Very Low Calorie Ketogenic Diet) nella PCOS: ci sono meccanismi chiari che sono coerenti con la possibilità di applicare una terapia dietetica in questo contesto fisiopatologico. Attraverso questo approccio dietetico, infatti, le donne con PCOS presentano una riduzione di testosterone libero, del rapporto LH/FSH e dell’insulino resistenza, nonché una riduzione del loro peso corporeo.  

Integratori alimentari

  • Inositolo: L’inositolo ed i suoi metaboliti sono noti come alcoli zuccherini e appartengono al gruppo delle vitamine del complesso B. L’inositolo e i metaboliti derivati dall’inositolo hanno un ruolo essenziale nella sensibilità insulinica come secondi messaggeri, nella sintesi dei lipidi, come trasduttori di segnale, nella maturazione dell’oocita, nell’oogenesi, e nell’organizzazione del citoscheletro. La supplementazione di inositolo nelle donne con ovaio policistico, dimostra come questo può essere utile nel ripristino della normale riproduttività, abbassare i livelli di androgeni e migliorare i livelli di insulina. E’ interessante notare che il trattamento combinato degli isomeri di inositolo come il mio-inositolo (MI) e il D-chiro inositolo (DCI) deve essere applicato ad un certo rapporto, che è noto come il rapporto fisiologico plasmatico (MI/DCI: 40/1). In caso contrario, possono comparire ovociti immaturi e l’efficacia di inositolo diminuisce nella fisiopatologia della PCOS, perché l’epimerasi svolge un ruolo funzionale nella conversione di MI a DCI, ma è correlata positivamente ai livelli di insulina. Mentre il mio inositolo favorisce l’entrata di glucosio nella cellula, il D-Chiro-inositolo regola la conversione del glucosio in glicogeno. Secondo la letteratura attuale, il trattamento del MI fornisce guarigione nell’iperandrogenismo e migliora i parametri associati all’insulino-resistenza ed al profilo lipidico.
  • Vitamina D: è una vitamina essenziale per la crescita scheletrica, la regolazione della sintesi di serotonina, per la densità minerale ossea, per la salute dentale e per la regolazione del calcio e del metabolismo del fosforo. Recenti studi hanno dimostrato che la vitamina D potrebbe essere un significativo fattore di predizione dell’insulino-resistenza: è stato dimostrato infatti, che le donne con PCOS obese avevano significativamente ridotti i livelli di 25-deidrossi vitamina D. Un recente studio sulla terapia sostitutiva con vitamina D in cui la vitamina D3 è stata somministrata per tre settimane in 11 soggetti con PCOS ha suggerito alcuni effetti benefici sull’insulino-resistenza, ma non sono stati osservati cambiamenti nei livelli degli androgeni. Il meccanismo molecolare tra l’integrazione di vitamina D e il miglioramento della PCOS è attualmente sconosciuto. Tuttavia, un recente rapporto ha affermato che il trattamento con la vitamina D3 ha migliorato alcuni parametri biochimici correlati all’infiammazione.
  • Omega-3: Gli acidi grassi Omega 3 sono acidi grassi polinsaturi (PUFA). L’assunzione dei PUFA può essere collegata ad una riduzione dei trigliceridi, mentre il consumo di acidi grassi monoinsaturi (MUFA) porta a una riduzione del livello di testosterone. Gli acidi grassi omega-3 riducono lo stress ossidativo, diminuiscono l’ipertensione e migliorano i profili lipidici e l’attività antinfiammatoria, e quindi hanno un potenziale ruolo contro il rischio di malattie cardiovascolari. Negli ultimi anni, gli acidi grassi omega-3 sono stati considerati come agenti terapeutici per il trattamento della PCOS. Ad esempio, dosi differenti (25-100 μg) di EPA promuovono una più alta espressione del fattore di crescita IGF-1 e con un’espressione di COX2 inferiore. E’ chiaro che l’IGF-1 è un composto essenziale della differenziazione follicolare e che la COX-2 contribuisce alla maturazione degli ovociti.

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